Chi siamo

Humanity on planet earth (Hope) Aps

La nostra storia

Un progetto dal basso

L’associazione Humanity On Planet Earth (HOPE) nasce dalla visione utopica di un piccolo gruppo di Persone con il Parkinson, un collettivo culturale e artistico che ha scelto di partire dal basso, dalle esigenze reali delle persone malate, dei loro familiari. amici e caregiver, ma con un un obiettivo alto: realizzare Case del Parkinson in cui sviluppare forme innovative di coabitazione e di lavoro comune.

Le Case delle Diversità

Con il tempo e dopo molti incontri con altre realtà, queste abitazioni comunitarie hanno preso il nome di Case delle diversità, spazi autogestiti e abitati principalmente da chi soffre di disturbi neurologici e psichiatrici, ma aperti a ogni vulnerabilità, luoghi comunitari di convivenza, lavoro comune e cura che illuminano un futuro dignitoso per una umanità sofferente che non rinuncia a vivere, fari di speranza.

Oltre il modello delle RSA

Vogliamo superare il paradigma meramente socio-sanitario e assistenziale delle RSA, per creare luoghi in cui si possa esprimere l’umanità di tutti, rispettando l’individualità di ciascuno. Ci ispiriamo a tre principi fondamentali:

  • Autogestione (ossia sostenere l’autodeterminazione, la dignità e la partecipazione alla vita della comunità delle Persone con patologie neurologiche e psichiatriche)
  • Replicabilità (ossia agire da modello per realizzare altre esperienze di vita comunitaria, dentro e fuori dalla nostra rete)
  • Sostenibilità (ossia garantire soluzioni flessibili, adattate ai contesti locali, in grado di sostenersi autonomamente dal punto di vista economico).

Promuoviamo la salute sociale

L’Associazione ha lo scopo di ideare, progettare e realizzare attività culturali, musicali, artistiche, sportive e letterarie rivolte a persone affette da patologie neurologiche e psichiatriche e alle loro comunità di cura.
Promuoviamo cosi la salute sociale, quale elemento fondamentale del benessere fisico e mentale di ogni essere umano, quello che ci permette di affrontare le malattie della modernità, prima di tutte la pandemia della solitudine.